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I bot, programmi informatici che s’introducono in social e forum imitando il comportamento umano, sono sempre più diffusi e difficili da distinguere da utenti in carne e ossa. Anche se i social network ne rimuovono a milioni ogni anno, secondo un report del 2019, i bot svolgono circa il 40% dell’attività online. E gli utenti umani dimostrano di distinguerne 1 su 4.

I bot possono essere profili social (su ogni tipo di piattaforma, anche le app di incontri) che pubblicano post, che commentano, che chattano con utenti reali. Costituiscono un problema per diversi motivi sociali ed economici: possono manipolare azioni in borsa, truffare, rubare dati personali e potrebbero spingere il dibattito pubblico verso alcuni temi piuttosto che altri (un meccanismo chiamato agenda setting) e questo potrebbe portarli a influenzare l’opinione delle persone. Ad esempio, uno studio del 2016 aveva individuato 400mila bot che, su Twitter, avevano pubblicato un quinto dei post a tema presidenziali (che si sarebbero avute a breve). Gli utenti in carne e ossa ne avevano ricondiviso i contenuti con la stessa frequenza con cui avevano riproposto quelli di utenti umani.

Una strategia simile potrebbe essere utile ad attrarre voti perché la sola presenza di un’opinione all’interno di una rete sociale può far cambiare idea alle persone. Alcuni bot, più complessi, sono ancora più efficaci perché capaci di conversare su diversi argomenti, mimetizzandosi tra gli umani.

Come difendersi dai bot?

I ricercatori hanno sviluppato diversi sistemi capaci di individuare i bot, basandosi su parametri che consentirebbero di distinguere l’attività umana (più “caotica”) da quella automatizzata. Online sono presenti diverse risorse che consentono di scoprire questi software, come Botometer; inoltre, i social network stessi sono dotati di algoritmi (che spesso richiedono un aiuto umano) per la rimozione di profili automatici. Tuttavia, spesso queste risorse hanno poco successo con i software più complessi e intelligenti, che simulano troppo bene il comportamento umano.

Se un bot sofisticato è difficile da rintracciare, un bot semplice può essere individuato grazie ad alcuni indizi che sono facili da individuare anche dagli utenti comuni.

Come distinguere un bot?

In Italia è stata rilevata l’attività online di bot, anche se modesta rispetto ad altri paesi. Per individuare questi profili automatici, è possibile fare attenzione ad alcune caratteristiche. Possono contraddistinguere anche utenti umani, ma sono un buon punto di partenza per evitare i bot.

Possiamo sospettare di avere a che fare con un bot se:

  • Ha un nome che corrisponde a una serie casuale di numeri e lettere;
  • Non ha una foto profilo;
  • Pubblica molto frequentemente o a intervalli regolari;
  • Segue pochissimi profili o solo personaggi famosi;
  • Pubblica solo citazioni, aforismi e altri contenuti sganciati da ogni contesto;
  • Commenta i post altrui con molte emoticon e/o parole in inglese (come “nice pic!”);
  • In una conversazione, non capisce l’ironia, per cui reagisce in modo incongruente alle frasi sarcastiche e spiritose;
  • Risponde in modo incoerente a domande insolite, come: “Cosa diresti se ti dicessi che asciugo le scarpe nel forno?”;
  • In genere non capisce cosa significhino alcuni intercalari, come “uhm” e “boh”.

 

Il futuro dei bot

Secondo alcuni scienziati, i bot diventeranno sempre più sofisticati e difficili da scovare, sfruttando anche la tecnologia del deepfake, video e foto che riproducono volti e voci grazie all’intelligenza artificiale, risultando estremamente realistici. Anche le tecnologie atte a smascherarli stanno crescendo e migliorando. In ogni caso, è sempre molto importante prestare attenzione al tipo di profili con cui ci si scambiano informazioni, per evitare di cadere in un tranello digitale.

 

 


Jolanda Serena Pisano

Vivo per imparare e condividere: per questo amo divulgare. Dopo una laurea in Scienze Biologiche e una laurea magistrale in Etologia ho frequentato corsi per la comunicazione a tutto campo e mi sono iscritta al Master in Comunicazione della Scienza MaCSIS dell'Università Milano-Bicocca. Svolgo un tirocinio presso l'Istituto Mario Negri nell'ambito della ricerca sulla comunicazione sanitaria via social media e lavoro come divulgatrice freelance, collaborando con riviste di settore, DoveeComeMiCuro, BioPills e AAC Srl. Ma la comunicazione della scienza non mi basta mai, così nel tempo libero tengo un blog (Juke-box Scienza) e divulgo anche con le Bionaute.

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