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La storia del vetro infrangibile è ricca di serendipità, parola che vuole descrivere gli eventi capitati per caso da cui è possibile trarre il meglio grazie a spirito di osservazione e di iniziativa.

Chi ha inventato il parabrezza infrangibile?

Erano i primi del Novecento. Edouard Bénédictus, chimico e artista, stava eseguendo degli esperimenti di laboratorio, quando gli cadde una fiaschetta. Nonostante fosse di vetro, non finì in frantumi: i frammenti rimasero incollati gli uni agli altri.

Nella fiaschetta era presente il nitrato di cellulosa, una soluzione di collodio che era evaporato e si era depositato sulle pareti del contenitore a formare una pellicola che ne teneva insieme i pezzi. Bénédictus intuì che la scoperta potesse essere interessante, ma non ne vide possibili applicazioni pratiche; così ripose la fiaschetta in un armadio, con un’etichetta.

La nascita del vetro infrangibile

Ma il problema da risolvere con quell’invenzione si presentò presto. A partire dal 1903 divennero sempre più frequenti episodi di parabrezza di automobili che ferivano i passeggeri. Così, Bénédictus si ispirò alla fiaschetta per realizzare parabrezza ricoperti da uno strato di nitrato di cellulosa, che ne avrebbe tenuto insieme le parti per evitare ferimenti.

Brevettò il parabrezza infrangibile, due lastre di vetro con in mezzo uno strato di nitrato di cellulosa, nel 1909, con il nome di triplex. Con il tempo, questa tecnologia venne migliorata con polimeri che non s’ingiallissero con il tempo (al contrario della cellulosa) e metodi nuovi.

 

In copertina: vetro infrangibile dopo l’attentato avvenuto in Venezuela contro l’ex Vice Presidente degli Stati Uniti d’America Nixon nel 1958.

 


Jolanda Serena Pisano

Vivo per imparare e condividere: per questo amo divulgare. Dopo una laurea in Scienze Biologiche e una laurea magistrale in Etologia ho frequentato corsi per la comunicazione a tutto campo e mi sono iscritta al Master in Comunicazione della Scienza MaCSIS dell'Università Milano-Bicocca. Svolgo un tirocinio presso l'Istituto Mario Negri nell'ambito della ricerca sulla comunicazione sanitaria via social media e lavoro come divulgatrice freelance, collaborando con riviste di settore, DoveeComeMiCuro, BioPills e AAC Srl. Ma la comunicazione della scienza non mi basta mai, così nel tempo libero tengo un blog (Juke-box Scienza) e divulgo anche con le Bionaute.

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