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Studi dell’IPCC pubblicati nel 2021 hanno dimostrato l’origine antropica del surriscaldamento globale separando nel grafico dell’andamento della temperatura terrestre il contributo naturale da quello antropico. La principale causa di questo fenomeno è l’inquinamento atmosferico, la presenza nell’aria di molecole dannose per l’ambiente o gli esseri viventi. Infatti, queste sostanze alterano cicli e sistemi naturali, contribuendo alla crisi climatica.

Il sistema terrestre è complesso ed è costituito da atmosfera, biosfera, oceani e criosfera. Ci sono diverse cause (forzanti), che possono essere interne (ad esempio le macchie solari) o esterne (ad esempio arrivo di meteoriti).

Le cause dei cambiamenti climatici: l’inquinamento atmosferico

Le particelle presenti nell’atmosfera sono sostanzialmente di due tipi: climalteranti e inquinanti.

Fra quelle climalteranti vi è la CO2, che si forma in modo naturale ma anche in gran parte per la combustione di idrocarburi per effetto dei contributi domestico (primo responsabile), industriale e del sistema dei trasporti su ruote. La CO2 permane nell’atmosfera anche per 8 anni, se non riassorbita grazie alle foreste e agli oceani.

Il problema consiste nella capacità riflettente o meno delle particelle sospese in atmosfera, che sono per la gran parte N2, CO2, H2O, NOx (ossidi di azoto), PM (particolato atmosferico), CH4, SO2 (che diventa SO4), O2, O3. Esse possono essere assorbenti (anidride carbonica, ossidi di azoto e particolato) o riflettenti e inoltre, in base al numero degli atomi costituenti la molecola, consentono o meno il passaggio di raggi infrarossi (forcing radiativo). Infatti, più atomi consentono un maggior movimento fra atomi della molecola – stretching simmetrico/asimmetrico o bending – e passano più raggi.

L’azoto è presente in atmosfera al 78%. Le combustioni producono ossidi di azoto, che comportano diversi problemi. NO2 (biossido di azoto) determina il fenomeno delle piogge acide ed è più irritante, mentre NO (monossido di azoto) può portare paralisi del sistema nervoso centrale. Gli ossidi di azoto concorrono alla formazione di O3.Occorre tenere sotto controllo la concentrazione di O3, che è inquinante (irrita le mucose) ma anche climalterante e ad alte concentrazioni provoca necrosi delle foglie, influendo sulla fotosintesi clorofilliana e quindi sull’assorbimento di CO2.

Il particolato atmosferico, detto aerosol, con particelle di alcuni micron può essere dannoso per l’uomo in quanto irritante. Alcune particelle di piccole dimensioni possono passare nel sangue e dare problemi di danni al sistema nervoso, tumori e altri gravi disturbi della salute. Il particolato è sitospecifico, ovvero ha una diversa composizione in base al particolare luogo. Infatti, altri fattori che influenzano la composizione dell’aria sono le condizioni atmosferiche (la stabilità è considerata condizione avversa) e, nel sud Italia, la sabbia sahariana.

Sono dannosi per l’uomo anche gli idrocarburi policicilici aromatici e le nanoparticelle. Il metano permane a lungo nell’atmosfera e ha un forcing radiativo più alto. Si creano inoltre VOC (composti organici volatili) dovuti a combustione incompleta degli idrocarburi o agli incendi delle piante. Altro composto pericoloso è la formaldeide.

Monitorando la composizione atmosferica dopo il lockdown si è visto che ci sono stati cali degli ossidi di azoto e particolato e quindi un miglioramento della qualità dell’aria, mentre la CO2 si è ridotta solo del 7%.

Le conseguenze del riscaldamento globale

Il surriscaldamento globale comporta desertificazione del sud del mondo (con conseguenti migrazioni animali ed umane).

Lo scioglimento della criosfera (ghiaccio ai poli e ghiacciai perenni) determina l’innalzamento del livello dei mari con sommersione delle piccole isole e delle spiagge. Ne vengono alterati anche gli habitat naturali e la composizione delle acque marine.

Tutto questo comporta effetti sugli animali, quali cambi del ciclo vitale, penuria di cibo, estinzione. La crisi climatica influisce negativamente anche sulla salute umana.

Verso una soluzione alla crisi climatica

Il problema climatico fa parte dell’agenda ONU 2030, oltre che dei documenti programmatici dalla UE e dei paesi membri. Le soluzioni sono complesse. Per grandi linee, consistono in:

  • Decarbonizzazione (riduzione o eliminazione della combustione di idrocarburi) grazie alle fonti rinnovabili;
  • Fermare la deforestazione;
  • Favorire la riforestazione con piante che rispettino gli ecosistemi locali (scegliendo eventualmente quelle maggiormente assorbenti).

 

 

(© AAC Srl) autore R.G.

 

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