I rifiuti elettronici costituiscono circa il 2% del totale e si stima che ogni anno aumentino di 2 milioni di tonnellate – quanto 200 torri Eiffel. Nel novero vi sono prodotti che non funzionano più, ma anche quelli che potrebbero essere recuperati. In ogni caso, il riciclo aiuta solo parzialmente, soprattutto per quanto riguarda i dispositivi più piccoli, come i fitness tracker.

Da anni, gli scienziati stanno cercando di sviluppare materiali per costruire strumenti elettronici al contempo funzionanti e biodegradabili. Oggi, il gruppo di ricerca guidato da Xian Huang
ha creato il primo prototipo di smartwatch capace di dissolversi in acqua.

I ricercatori hanno prodotto circuiti stampati in nanoparticelle di zinco (idrosolubili) e argento (per aumentare la conduttività). Lo hanno poi inserito in un polimero 3D che si dissolve in acqua, dotato anche di schermo con diodi organici (OLED, organic light-emitting diode). La tecnologia è risultata perfettamente funzionante: mostra data e ora, riceve messaggi e misura dati fisiologici (battiti cardiaci, livelli di ossigeno nel sangue, passi) che può inviare a un’app tramite Bluetooth.

Questo smartwatch è capace di resistere al sudore, ma se immerso in acqua si dissolve entro 40 ore.

Dal momento che questi materiali sono anche bioassorbibile, cioè possono essere degradati dall’organismo, potrebbero trovare ulteriori applicazioni in ambito biomedico, in dispositivi impiantabili che scompaiano nell’organismo una volta che abbiano assolto la propria funzione.

 


Jolanda Serena Pisano

Vivo per imparare e condividere: per questo amo divulgare. Dopo una laurea in Scienze Biologiche e una laurea magistrale in Etologia ho frequentato corsi per la comunicazione a tutto campo e mi sono iscritta al Master in Comunicazione della Scienza MaCSIS dell'Università Milano-Bicocca. Svolgo un tirocinio presso l'Istituto Mario Negri nell'ambito della ricerca sulla comunicazione sanitaria via social media e lavoro come divulgatrice freelance, collaborando con riviste di settore, DoveeComeMiCuro, BioPills e AAC Srl. Ma la comunicazione della scienza non mi basta mai, così nel tempo libero tengo un blog (Juke-box Scienza) e divulgo anche con le Bionaute.

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